Farmaci in Italia. Il Ceo di Boheringher Ingelheim, dichiara di apprezzare molto il fatto che il governo italiano riconosca l’importanza di un approccio olistico alla salute e della messa in atto di una strategia per le scienze della vita.
Confida nel fatto che l’Italia riuscirà a ridisegnare il proprio quadro di governance, eliminando meccanismi che risultano dannosi non solo per il settore farmaceutico, ma soprattutto per i pazienti. Con un dialogo responsabile tra pubblico e privato si possono compiere scelte coraggiose.

«Venticinque anni fa un nuovo farmaco su due nasceva in Europa, mentre oggi la quota è scesa a circa uno su cinque. Da noi nell’ultimo decennio la percentuale di studi clinici promossi dall’industria è passata dal 22% al 12%, mentre la Cina ha visto la propria quota crescere dall’8% al 29%».

Così afferma Shashank Deshpande, Ceo di Boehringer Ingelheim, multinazionale biofarmaceutica attiva nella salute umana e animale con circa 54.300 dipendenti in oltre 130 mercati per un fatturato di 27.8 miliardi di euro.

Dai numeri si passa però a una visione sistemica che mostra le difficoltà europee di tenere il passo rispetto a uno scacchiere allargato. «L’errore dell’Europa è stato quello di considerare la salute, l’innovazione, l’accessibilità economica e la competitività come obiettivi distinti, anziché riconoscerli come parte di un unico sistema», dice Deshpande.

Qual è la criticità?

Per l’Europa è legata alla rapidità di accesso: in media i pazienti europei ricevono i farmaci innovativi con cinque mesi di ritardo rispetto a quelli statunitensi.
L’approvazione di nuovi medicinali avviene con un ritardo di circa 146 giorni e, mentre in altre regioni del mondo si moltiplicano i percorsi di approvazione accelerata, in Europa tali procedure sono sempre più rare.
Possediamo talenti eccezionali e una solida base industriale.
La sfida è trasformare l’eccellenza scientifica in ricerca clinica, investimenti e accesso per i pazienti con una rapidità adeguata. C’è un paradosso impressionante: un farmaco sviluppato con il contributo della ricerca italiana e prodotto in Italia arriva a un paziente cinese prima che ad un paziente italiano.
Recuperare terreno su Stati Uniti e Cina

Per molti anni il dibattito politico si è concentrato principalmente sul contenimento dei costi, mentre altri hanno investito nel creare condizioni più favorevoli alla ricerca, allo sviluppo clinico e all’innovazione.

Gli Stati Uniti esercitano una crescente pressione competitiva per attrarre investimenti.

Oggi rappresentano il nostro principale mercato singolo e rimangono per noi una sede di grande importanza. Ma l’Europa rimane un mercato molto solido.

Tra il 2020 e il 2025 abbiamo investito oltre 30 miliardi di euro a livello globale in ricerca e sviluppo, di cui più di 12 miliardi solo in Germania. In Europa ospitiamo circa il 58% della nostra forza lavoro globale, a fronte di una quota di vendite nette pari a circa il 38%.

Una nuova geografia del lancio di nuovi farmaci a causa del governo Trump?

Ma esiste un rischio concreto che le aziende possano dare minore priorità all’Europa?

È un rischio da prendere seriamente in considerazione, ma è importante distinguere tra due elementi diversi.

Quando i prezzi in Europa vengono fissati su livelli bassi e successivamente utilizzati come riferimento internazionale, ciò può ridurre l’incentivo a lanciare qui farmaci innovativi, poiché le decisioni sui prezzi in un determinato mercato finiscono per influenzare sempre più la sostenibilità commerciale in altri mercati.

Per superare questa impasse è necessario garantire un contesto di determinazione dei prezzi prevedibile e favorevole all’innovazione e al contempo accelerare i processi regolatori e le procedure di accesso.

La nostra presenza in Italia è solida, e non abbiamo alcuna intenzione di modificarla: siamo presenti da 54 anni con oltre 1.100 collaboratori e disponiamo di siti produttivi che testimoniano il nostro impegno a lungo termine. L’Italia ha numerosi punti di forza: competenze scientifiche, solida base industriale ed eccellenze manifatturiere. È un tassello fondamentale dell’ecosistema europeo delle scienze della vita. Allo stesso tempo l’innovazione crea valore solo quando i pazienti possono trarne beneficio.

A Fornovo un nuovo stabilimento

Fornovo ha generato oltre 262 milioni di euro in esportazioni e ha potuto espandersi grazie a investimenti significativi pari a circa 190 milioni di euro.

Tuttavia l’importanza strategica risiede innanzitutto nella produzione di principi attivi farmaceutici che rafforza la resilienza produttiva a livello locale ed europeo, dato che l’Italia e l’Europa dipendono da Cina e India per oltre l’80% delle materie prime critiche necessarie alla fabbricazione di medicinali.

Infine, il Ceo diBoheringher Ingelheim, dichiara di apprezzare molto il fatto che il governo italiano riconosca l’importanza di un approccio olistico alla salute e della messa in atto di una strategia per le scienze della vita. Confida nel fatto che l’Italia riuscirà a ridisegnare il proprio quadro di governance, eliminando meccanismi che risultano dannosi non solo per il settore farmaceutico, ma soprattutto per i pazienti. Con un dialogo responsabile tra pubblico e privato si possono compiere scelte coraggiose.

IN UN’EPOCA in cui scienza e impresa tendono a fondersi in un’unica dimensione produttiva, Boehringer Ingelheim ha scelto l’Italia come terreno d’elezione per trasformare la conoscenza in valore concreto. Una presenza radicata, che in oltre cinquant’anni ha consolidato un modello industriale capace di generare innovazione, occupazione e impatto sociale. La filiale italiana è oggi un tassello essenziale del sistema globale del Gruppo, dove ricerca, sostenibilità e capitale umano convergono in un’unica direzione: costruire progresso. Al centro di questo modello ci sono le persone. “La leadership – sottolinea Nedim Pipic, presidente di Boehringer Ingelheim Italia – è un atto di servizio. Significa creare contesti in cui le persone possano esprimersi, crescere, innovare. Ogni progresso nasce da un talento che si sente parte di un progetto collettivo”. L’Italia, con la sua tradizione accademica, la qualità del lavoro e la cultura industriale, offre terreno fertile a questa visione. Non può esserci centralità del cliente senza una vera centralità delle persone: è questo il principio che sostiene l’intero modello di Boehringer Ingelheim. “L’Italia ha un posto speciale nel mio percorso – aggiunge Pipic, che continua l’impegno dell’azienda in una visione che coniuga innovazione, ricerca e sostenibilità, puntando sulla centralità dei pazienti –. Guidare questa realtà significa custodire una tradizione di eccellenza e, insieme, interpretare il cambiamento. È una sfida che richiede visione strategica, capacità di ascolto e la volontà di generare risultati che vadano oltre l’impresa”.

Nel 2024 Boehringer Ingelheim Italia, con oltre 1.300 dipendenti, ha registrato un fatturato di più di 860 milioni di euro, in aumento del 7% rispetto all’anno precedente, con un export che copre il 35% della produzione complessiva. I due stabilimenti produttivi – Bidachem a Fornovo San Giovanni (Bergamo), specializzato in principi attivi, e Noventa Padovana (Padova), dedicato ai vaccini veterinari – rappresentano centri di eccellenza tecnologica e ambientale. L’impegno industriale si accompagna a una visione di lungo periodo. In particolare, Bidachem ha ricevuto negli ultimi 15 anni oltre 200 milioni di euro dal Gruppo Internazionale, permettendo l’introduzione di nuove tecnologie e l’ampliamento infrastrutturale. Solo nel 2024 gli investimenti sono stati oltre 15 milioni e la stima per il quinquennio 2025-2030 è di circa 130 milioni.

(Fonti: Sole XXIV Ore Salute e Quotidiano Nazionale)

Farmaci in Italia: approccio olistico healthy e life science
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