Farmaci, Giuseppe Remuzzi afferma che è il momento della Cina per ricerca e produzione. Il direttore dell’Istituto di Ricerca Farmacologica con sede a Milano e a Bergamo Mario Negri, commenta la crescita cinese nel campo dell’industria farmaceutica e delle biotecnologie oltre che in tanti altri settori economici

“La Cina va sicuramente guardata con attenzione: è il suo momento”. Così il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, commenta la crescita nel campo dell’industria e produzione dei farmaci e delle biotecnologie, oltre che in tanti altri settori economici.

Un tempo, la Cina esportava principi attivi che venivano utilizzati dalle aziende farmaceutiche americane ed europee, oppure imitava la composizione dei farmaci che queste ultime immettevano sul mercato, mentre oggi ha un’ampia capacità di produrne nuovi e originali.

Negli ultimi anni si sta riscontrando un notevole aumento della produzione scientifica della Cina.

Sulle maggiori riviste scientifiche di tutto il mondo è cresciuto in modo significativo il numero degli articoli relativi a studi condotti da ricercatori e centri di ricerca cinesi.

Se in passato sottoponevano parecchi lavori alle testate di riferimento nel panorama della medicina e della ricerca ma ne veniva pubblicato un piccolo numero, ora la percentuale di articoli cinesi accettati da riviste internazionali aumenta di anno in anno, segno che la qualità continua a migliorare.

La Cina investe sempre di più in ricerca scientifica, genera lavori di buona qualità e offre ai suoi ricercatori posizioni di prestigio.

La media delle pubblicazioni di qualunque Paese oscilla tra il 5 e il 20% e la Cina è giunta al 15%, quindi è un ottimo risultato.

Nel campo dell’industria farmaceutica e delle biotecnologie vale lo stesso discorso, che poi non è diverso da quello che succede in tanti altri settori economici.

La scalata della Cina nel campo dell’industria farmaceutica e della ricerca è un cambio epocale

Gli Stati Uniti e l’Europa hanno sempre dominato il mercato, mentre ora il quadro sta cambiando e devono fare i conti con l’espansione dell’industria farmaceutica cinese, che negli anni ha compiuto una transizione impressionante.

Per esempio, in passato, la Cina esportava principi attivi che venivano impiegati dalle aziende farmaceutiche americane e europee, oppure imitava la composizione dei farmaci che queste ultime immettevano sul mercato, mentre oggi ha un’ampia capacità di produrne nuovi e originali.

Per farsi un’idea basta visionare uno studio che è stato recentemente pubblicato su The Lancet, una delle riviste medico-scientifiche più prestigiose al mondo.

Questo studio, completamente effettuato in Cina coinvolgendo oltre 50 ricercatori cinesi, ha evidenziato l’efficacia di un innovativo anticorpo monoclonale (Ivonescimab), sviluppato per il trattamento del cancro al polmone avanzato.
Questo farmaco, somministrato insieme a chemioterapia e immunoterapia, ha mostrato risultati promettenti.
Più precisamente, è riuscito a sottrarre al tumore l’approvvigionamento del materiale nutritivo riducendone la vascolarizzazione, ottenendo significativi vantaggi in termini di sopravvivenza dei pazienti.
L’azienda biofarmaceutica cinese Akeso, che lo ha sviluppato, ha mantenuto i diritti di sviluppo e commercializzazione per la Cina, mentre ha concesso in licenza il diritto di studiarlo e venderlo negli Stati Uniti, in Canada, Europa e Giappone all’azienda statunitense Summit Therapeutics. Bisogna capire se la risposta degli americani e degli europei a questo farmaco sarà come quella dei pazienti cinesi.

Possono incidere diversi fattori come la genetica, la dieta, le caratteristiche dell’ambiente in cui ci si trova e lo stile di vita. Per esempio, in Cina si fuma mediamente molto di più rispetto a quanto avviene in altri Paesi come quelli europei.

Gli effetti della crescita cinese per le aziende farmaceutiche occidentali

Le aziende farmaceutiche americane ed europee sono molto preoccupate e tendono a proteggere le loro scoperte e i relativi dati preliminari fino al completamento dei loro studi.

Non pubblicano più informazioni in itinere per tutelarsi ed evitare che altre realtà possano utilizzarle traendone vantaggi a scapito loro.

E’ comprensibile, ma innegabilmente in questo modo la ricerca procede più lentamente.

Le agenzie regolatorie di Stati Uniti ed Europa, invece, devono prepararsi al fatto che farmaci che possono portare importanti benefici agli ammalati arriveranno dalla Cina.

Il rispetto dei criteri e dei requisiti di sicurezza e qualità viene assicurato dall’attività delle agenzie regolatorie e dalla comunità scientifica internazionale, come succede in qualsiasi altra situazione e com’è stato anche per lo studio pubblicato su The Lancet in merito al nuovo farmaco contro il cancro al polmone avanzato.

In termini di tempistica, la Cina avrà un vantaggio perché è in grado di sviluppare determinati farmaci prima degli altri Paesi, proprio come in passato accadeva a Stati Uniti ed Europa.

I settori dell’industria farmaceutica sui quali si sta concentrando maggiormente la Cina

Moltissimi, soprattutto nel campo dei tumori, delle malattie rare, dei farmaci contro il diabete, l’ipertensione, le malattie cardiovascolari e l’obesità, che conoscono una larga diffusione anche in Cina. Fra l’altro la Cina è molto avanti nel campo della genetica.

Come ha fatto la Cina a compiere questa evoluzione

Lo Stato ha investito parecchie risorse nella ricerca e questi investimenti hanno permesso di compiere notevoli avanzamenti su scala mondiale: adesso ha un ruolo da protagonista.

 

Farmaci: la crescita cinese di ricerca e produzione, P.O.V. di Giuseppe Remuzzi
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